10 febbraio 2015

Di paure, limiti, consapevolezza e vino bianco

La vita è davvero ciò che ti capita mentre sei impegnato a fare altro ovvero cosa ho scoperto di me bevendo un bicchiere di vino bianco e leggendo 2 post bellissimi che parlano di paura e ricerca della perfezione.

Ieri avrei dovuto pubblicare il post (promesso) su Vine e raccontare cosa di bello e divertente si può fare con un app per creare video di 6,5 secondi.

Ma poi sono successe 3 cose.

  1. Ho dovuto anticipare a lunedì un lavoro previsto per la settimana prossima.
  2. La Micro non è stata bene.
  3. Mentre preparavo la cena (maledette scaloppine!) ho avuto la geniale idea di bere un bicchiere di vino bianco, e pure ghiacciato, a stomaco vuoto con il risultato di sentirmi come se camminassi sulle uova.

E visto che la posizione orizzontale si è rivelata l'unica per placare lo sciabordio delle onde nella mia testa, ho approfittato per leggere 2 post che avevo salvato su FB.

Il primo è di Enrica Crivello e parla della paura di sbagliare (http://bit.ly/1DUR6pQ). Il secondo è di Rita di Faccio e Disfo (http://bit.ly/16KEkPB) e racconta di come la parte più interessante della ricerca di una perfezione, perlomeno stilistica, sia proprio la ricerca!

Il bello è che entrambe cominciano il loro post parlando di una casa. 

La casa di Enrica è una casa nuova, un foglio bianco con cui confrontarsi, il campo di battaglia tra l'ideale immaginato e il reale organizzato. Quella di Rita assomiglia alle case dei racconti di Brunella Gasperini*. È una casa affollata, forse anche un po'sgangherata ma che mi fa molto "simpatia" solo a sentirla descrivere. Un casa lontana dallo stile scandinavo o dallo stile ovattato delle foto di appartamenti con sempre un vaso di fiori freschi (in tinta con la copertura del divano), in bella mostra su un immacolato tavolo di cristallo.
La piccola mansarda della mamma delle my#selfie, le collane/ritratto più originali della rete, è un foglio colorato su cui un'intera famiglia ha lasciato un segno, ognuno con il suo tratto distintivo. È un'opera collettiva, una casa che è cambiata come sono cambiati i suoi abitanti, passati velocemente da una coppia di neo sposi a una bella famiglia di 5 persone. 

E la casa diventa così la metafora perfetta per raccontare due aspetti della vita: la paura di sbagliare (anche solo a infilare un tassello) e il paragone con gli altri, il loro stile di vita, magari la casa ma anche i successi e il lavoro.

I post di Enrica e Rita mi hanno fatto capire che devo essere un po' più indulgente con me stessa e devo accettare le mie paure e anche i miei limiti perchè, nel bene e nel male, sono aspetti che concorrono a rendermi unica. Eppoi mi hanno anche ricordato che quando sono proprio nei guai o in difficoltà sicuramente c'è almeno una persona su cui posso far affidamento o magari pure una rivista di arredamento! :-P

4 commenti :

  1. Io mi paragono troppo spesso con gli altri... bella la metafora della casa!
    Ciao!

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  2. Bel post, Cristiana, mi hai ricordato una esperienza simile con un piatto di carotine appena uscite dal frigo: mio Dio, neanche sdraiata sono riuscita a stare, per fortuna è passato tanto, tanto tempo! Sì, molto bella lametafora della casa, grazie, a presto!

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    1. Le carote assassine! :-) Il fatto è che non ho più il fisico nemmeno per l'acqua frizzante a stomaco vuoto :-P Scherzi a parte, ho amato molto sia il post di Enrica sia quello di Rita, molto umane, molto vere, molto... me. Grazie per il tuo commento Gloria <3

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